I decori in pietra

20.03.2011 11:45

Decori architettonici in pietra

 

 

… Componesi  questa  terra  di mille e venti case d’aspetto poco  bello  e  di  rozza costruzione… ”. Così parlava di Ittiri il Casalis, dizionario storico geografico degli stati di S.M. il Re di Sardegna (Torino 1833/1856).

      Forse rispondeva a verità la descrizione di Vittorio Angius (fonte del Casalis), poiché le tante bellissime architetture di cui è composta oggi Ittiri sono posteriori a quella data. E’ solo negli ultimi anni dell’Ottocento, infatti, che la città inizia il suo riordino urbanistico e architettonico dotandosi di edifici pubblici come l’Ospedale Alivesi e la facciata della Chiesa di San Pietro in Vincoli.

      Una maggiore attenzione verso l’estetica degli edifici privati nasce invece nei primi decenni del secolo, in contemporanea alla creazione di numerose maestranze qualificate nella lavorazione della pietra e nella costruzione di edifici. E’ probabile che la formazione di queste maestranze sia stata incoraggiata dalla presenza di artigiani scalpellini genovesi, impegnati nelle opere di edilizia pubblica e religiosa. I “Fraiga Muru” ittiresi divengono presto esperti sia nella costruzione degli edifici, sia nella lavorazione della trachite, riunendo le due capacità tecniche in un’unica professione. Negli “anni dieci”, lavorando a Sassari alla costruzione di numerose ville liberty a contatto con architetti e artisti, fanno proprio il gusto decorativo del momento, ricercando su riviste, libri e cataloghi, modelli per le proprie architetture domestiche. A Ittiri queste maestranze “colte”, non solo eseguivano i lavori di costruzione degli edifici, di fabbricazione dei fregi in pietra, di decorazione a pennello delle pareti, ma curavano anche le scelte progettuali. Con foto di palazzi liberty italiani alla mano, sceglievano col cliente il modello architettonico cui far riferimento e in seguito interpretando i motivi decorativi e adattando questi allo schema costruttivo tipico ittirese, disegnavano il progetto. Maestria tecnica e partecipazione alla fase progettuale propongono queste figure professionali come corretto modello di artigiano.

      Le più belle ed espressive architetture domestiche ittiresi furono costruite tra il 1910 e il 1930. Le facciate delle case del centro storico presentano una precisa omogeneità tipologica: due piani costruiti in pietra intonacata con incorniciatura in pietra a vista di porte, finestre e dell’intera facciata; nella parte inferiore le cornici sono realizzate in trachite rossa o grigia, mentre nella parte superiore in tufo o stucco. Questo schema tipologico, nell’Ottocento è realizzato con cornici semplici intorno alle porte, con motivi lineari o a raggiera. Negli anni dieci e venti i decori diventano più ricchi, prima di gusto neorinascimentale con chiave di volta a foglia d’acanto, poi astratti ispirati al liberty italiano eclettico e secessionista. Le copie ittiresi si caratterizzano per l’esatta interpretazione grafica e per la qualità tecnica nell’uso dello scalpello. Nell’interpretazione formale dei decori liberty spesso interveniva, per opera degli scalpellini, una semplificazione del modello originale che riduceva il disegno alla sua struttura essenziale, qualificandolo con un rigore geometrico in alcuni casi di gusto scozzese e Hoffmanniano.

      Consapevoli che scomodare i maestri internazionali del modernismo è una forzatura eccessiva, rimane la convinzione che le facciate e i decori in pietra degli edifici ittiresi s’inseriscono a pieno titolo nella migliore produzione artistica di gusto anni venti in Sardegna.